da www.penalecontemporaneo.it


Dopo la discussa decisione sul caso Eternit, la Cassazione torna nuovamente a occuparsi dell’amianto; stavolta, però, lo fa nell’ambito di un processo caratterizzato da un impianto accusatorio più tradizionale, interamente imperniato sui delitti contro la persona, anziché su fattispecie poste a presidio dell’incolumità pubblica. La pronuncia in esame, con la quale la Suprema Corte haconfermato la condanna di tre ex dirigenti della Fincantieri di Palermo per il delitto di omicidio colposo plurimo, in relazione alla morte di alcuni ex dipendenti del cantiere navale del capoluogo siciliano, tutti deceduti per patologie asbesto-correlate, ha rappresentato, quindi, l’occasione, per i giudici di legittimità, per tornare a riflettere su alcuni temi caldi in materia di responsabilità penale per eventi lesivi derivanti dall’esposizione ad amianto, a partire dalla delicatissima questione relativa all’accertamento del nesso causale nel caso di esposizioni prolungate nel tempo e addebitabili a soggetti diversi, succedutisi negli anni nella titolarità della posizione di garanzia.

Qui l’articolo di Alexander BELL su www.penalecontemporaneo.it

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