Il Tribunale di Torino, sezione G.U.P., con una significativa pronuncia del 7 maggio 2019 (Giudice dr. Marson), si è pronunciata nel dirimere una interessante questione processuale in tema di rilevabilità dell’incompetenza del Giudice a seguito della richiesta (ed ammissione) del giudizio abbreviato.

Nel caso di specie, il G.U.P. di Torino si era trovato a giudicare, in udienza preliminare, in ordine ad una ipotesi di reato concorsuale di attività organizzata per il traffico illecito di rifiuti (artt. 110, 452 quaterdecies c.p. [già art. 260, D.Lgs. 152/06]) che era stato oggetto di indagini da parte della Procura distrettuale piemontese in ragione della sua inclusione nel catalogo di cui all’art. 51 c.p.p.

A seguito della richiesta di rinvio a giudizio, tuttavia, lo stesso Pubblico Ministero – che precedentemente aveva già tentato, senza successo, la strada del conflitto di competenza nei confronti della Procura di Vercelli – riteneva detta fattispecie non integrata nei suoi elementi costitutivi, così come interpretati dalla giurisprudenza (abitualità della condotta, organizzazione e diffusività del potenziale lesivo della medesima, dolo di partecipazione ad un sodalizio criminale), e la riqualificava entro la meno grave ipotesi della attività di gestione di rifiuti non autorizzata (art. 256 D.Lgs. 152/2006). Per il tramite di una simile iniziativa, pertanto, l’Ufficio requirente eccepiva l’incompetenza del Giudice adìto discendente dalla nuova qualificazione giuridica del fatto risultato – avallata dallo stesso Giudice con la Sentenza in commento – ed otteneva così la trasmissione degli atti alla Procura (circondariale) di Vercelli, divenuta ora competente in luogo di quella (circondariale) di Torino.

La questione che qui rileva si innesta nel descritto contesto processuale e concerne, più specificamente, la posizione di uno dei coimputati il quale – anteriormente alla formulazione dell’eccezione di incompetenza formulata dal Pubblico Ministero – aveva chiesto ed ottenuto l’ammissione del rito abbreviato. Il problema si poneva, in particolare, alla luce del disposto dell’art. 438 co. 6 bis c.p.p. (introdotto dalla L. 103/2017), secondo il quale la scelta di tale rito premiale preclude ogni questione sulla competenza per territorio del giudicecosì che ci si domandava se il G.U.P. adìto avrebbe – o meno – dovuto pronunciarsi nel merito sulla posizione del singolo imputato ammesso all’abbreviato, dichiarando, al contempo, la propria incompetenza per le altre posizioni con la conseguente trasmissione degli atti alla Procura competente. Un simile esito avrebbe avuto evidenti risvolti paradossali dal punto di vista processuale.

Nel dirimere il dubbio profilatosi, il Giudice ha, per così dire, risolto il problema alla radice, ritenendo – condivisibilmente – che la competenza distrettuale che viene in rilievo nel caso di specie (ex art. 328 co. 1 bis c.p.p.) ha natura funzionale [e non territoriale] ed è, per questa ragione, assimilabile alla competenza per materia (cfr. Cass. 1526/2013) [Sent. pag. 6]; ne deriva che l’eccezione sollevata in ordine a detta competenza non è in alcun modo toccata dalla preclusione di cui all’art. 438 co. 6 bis c.p.p. Essa, pertanto, può essere liberamente eccepita anche a seguito dell’ammissione del rito premiale e ben può determinare – come è avvenuto in questo caso – la trasmissione degli atti, per tutti gli imputati, al Pubblico Ministero competente.

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