di Carlo CAVALLO
Avvocato in Torino


Articolo comparso sulla rivista BancaFinanza (dicembre 2014)150123-banca_finanza

Numerosi organi di informazione hanno recentemente riportato la notizia che i vertici di un importante istituto bancario sono stati sottoposti a procedimento penale in relazione al delitto di “Ostacolo all’esercizio delle funzioni delle autorità pubbliche di vigilanza” contemplato dall’art. 2638 del codice civile per aver esposto fatti non rispondenti al vero sulla situazione patrimoniale della società nelle comunicazioni periodiche a Banca d’Italia con riguardo alla classificazione e valutazione dei crediti.

L’istituto di credito è stato sottoposto ad indagini da parte della Procura territorialmente competente per la violazione del D. Lgs. 231/2001 (Responsabilità amministrativa da reato) in relazione agli illeciti commessi nel suo interesse e a suo vantaggio dai citati vertici.

La Guardia di Finanza, con una ricostruzione capillare della vicenda, ha accertato precise responsabilità penali a carico degli indagati i quali, secondo  l’ipotesi accusatoria, quantomeno a partire dal 1997, avevano realizzato una manipolazione del software in uso alla banca per la fatturazione dei leasing, al fine di incassare interessi superiori rispetto a quelli addebitabili da contratto.

I “fattori correttivi” utilizzati, applicati a partire dal 2004 ad oltre 54.000 contratti, hanno consentito all’istituto di credito di introitare illecitamente almeno 72.747.000 di euro relativi ai leasing, nonché 15.387.000 di euro relativi ai contratti gestiti. Tecnicamente, il principale correttivo fraudolento riguardava il tasso di indicizzazione legato all’Euribor: in caso di aumento del tasso la banca addebitava al cliente una somma pari al 150% di quella dovuta mentre, in caso di riduzione del tasso, ai clienti era accreditato solo il 50% di quanto spettante.

Grazie al collaudato sistema illecito i bilanci dell’istituto di credito, malgrado il noto periodo di sofferenza per le aziende operanti nel settore, si erano incrementati a tal punto che la società appariva l’ente più performante dell’intero Gruppo bancario di appartenenza, circostanza, questa dell’incremento dei bilanci, che integra certamente il requisito del vantaggio, richiesto dalla normativa sulla responsabilità dell’ente per delineare la responsabilità ex d. lgs. 231/2001.

Oltre a ciò, i risultati ottenuti avevano permesso ai manager di conseguire remunerazioni e premi di rilevante entità. Alcuni indagati, dopo l’esecuzione della perquisizioni a loro carico, hanno provveduto a “spogliarsi” dei beni mobili ed immobili di loro proprietà al fine di ostacolare ogni eventuale pretesa da parte dell’Autorità Giudiziaria.

Le indagini si sono concluse con la segnalazione alla Procura competente di una associazione per delinquere, composta da 7 persone fisiche, tutte con ruoli apicali in seno alla banca, che operavano in sinergia affinché le condotte fraudolente non fossero di facile individuazione rispetto alle ordinarie verifiche previste in ambito bancario, civilistico e fiscale.

Chiamata in causa in base alle norme della “231” del 2001 sulla responsabilità amministrativa degli enti in relazione agli illeciti commessi nel suo interesse e a suo vantaggio dal sodalizio criminale, l’istituto bancario ha chiarito di essere pronto a difendersi dalle accuse.

E’ stato chiarito che nessuno degli indagati lavora più all’interno della banca: il management è stato completamente rinnovato e la clientela è stata indennizzata ancor prima di attendere la chiusura delle indagini.

Il nuovo direttore generale ed il legale che ha assunto la difesa dell’istituto di credito hanno fatto sapere che la banca ha restituito tutte le somme indebitamente percepite negli anni, comprensive degli interessi, per un totale di oltre 90 milioni, risarcendo praticamente la totalità della clientela. «La Procura aveva incaricato un consulente di larga fama di verificare se i conteggi della banca erano stati corretti e dovrebbe aver concluso in tal senso». La capogruppo ha ripatrimonializzato la controllata per permettere i rimborsi.

Il legale che assiste l’istituto di credito ha sottolineato che oltre ad aver cambiato l’intero management, la banca ha fornito ampia collaborazione agli inquirenti per fare assoluta chiarezza sui fatti e si è detto convinto che non vi sia alcun profilo di responsabilità ex d. lgs. 231/2001. «La banca si era dotata di un modello organizzativo idoneo. Confidiamo di poterne dimostrare la correttezza. E’ stato visionato da diversi esperti titolati e tutti lo hanno considerato valido, pertanto non abbiamo ritenuto di doverlo modificare. Siamo assolutamente convinti che un fatto simile non accadrà più».

Il modello, secondo quanto emerso dalle indagini, sarebbe stato aggirato dai funzionari di livello apicale, gli stessi che si sarebbero dovuti “autocontrollare “.

Proprio in relazione alla tenuta dei controlli predisposti dal modello vale la pena di rammentare che recentemente l’Autorità Giudiziaria si è espressa con pronunce che spesso hanno sottolineato l’inadeguatezza dei modelli nella parte più concreta, quella relativa alla specifica individuazione delle mansioni che ogni singolo operatore deve svolgere, giungendo così ad affermare la responsabilità dell’ente.

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