Incontro di studio sul tema: “La pena: criteri di quantificazione e limiti di effettività” – Palermo 28 aprile 2011.


1. Intervento di Vittorio ANANIA
Giudice presso il Tribunale di Palermo

L’affermazione per cui la pena consegue al riconoscimento della colpevolezza può apparire talmente scontata da risultare tautologica: è a tutti noto che il trattamento sanzionatorio classico entra in gioco dopo che il giudice, esercitando il suo primario potere discrezionale, avrà accertato e dichiarato la colpevolezza.


2. Intervento di  Raffaele MALIZIA:  IL REATO CONTINUATO

La figura del reato continuato, nota già nel diritto medievale per mitigare – nel caso di più delitti dello stesso tipo – il severo trattamento sanzionatorio previsto dalla legislazione dell’epoca, è sempre stata riconosciuta nell’ordinamento italiano a partire dal codice Zanardelli, essendo stata riproposta, dopo un iniziale abbandono, anche nel Progetto definitivo del codice Rocco, ed è stata ridefinita dal Legislatore del 1974, che ha modificato il testo dell’art.81 codice penale nel senso vigente (ad eccezione del quarto comma, introdotto soltanto di recente dalla legge n.251/2005 – cd. ex Cirielli).


3. Intervento di  Giovanni SILVESTRI: LA RECIDIVA

La l. 5.12.2005, n. 251, è stata per più versi criticata perché ritenuta scarsamente conciliabile con la gerarchia dei valori delineata dalla Costituzione repubblicana. Tuttavia, quella legge un merito indubbiamente lo ha avuto: ha prodotto l’effetto di rivitalizzare il dibattito sulla natura giuridica della recidiva e di richiamare l’attenzione sul fatto che la situazione del reo che delinque dopo essere stato già condannato non ha soltanto rilevanza pratica ai fini della commisurazione del trattamento sanzionatorio da infliggere con la nuova sentenza di condanna, ma postula uno sforzo interpretativo teso alla ricerca del fondamento della recidiva e all’inquadramento di essa nel quadro dei principi relativi alla teoria generale del reato e della pena.

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